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mercoledì 5 agosto 2009

Riflessioni post-vacanze-sarde

Durante il mio recente e, ahimè, già rimpianto soggiorno nella fascinosa Sardegna, in una sera come tante passata al bar Coc-Codrillus (perchè si scrive così?qualcuno me lo dovrà pur spiegare...) della ridente località Isola Rossa ho conosciuto due simpaticoni sardi. Entrambi un pò alticci, dopo vacui discorsi su presunti complotti volti a rendere il luogo un ospizio - non hanno tutti i torti in quanto la piscina dell'hotel traboccava di amebe galleggianti alle 4 del pomeriggio - mi hanno reso partecipe di un'accesa e alquanto controversa discussione riguardanti la mondanità locale e, udite udite, il nostro Presiente Emerito del Consiglio. Infatti, dopo aver citato ed elogiato una lunga lista di locali notturni, il duetto inizia una critica serrata a Sylvio, anticipando una notizia di portata nazionale: il G8, che originariamente si sarebbe dovuto tenere presso la vicina isola de La Maddalena, sarebbe stato spostato a L'Aquila non per il nobile e sbandierato scopo di ridare vigore alla sventurata città, bensì perchè il Cavaliere temeva incursioni "esplosive" nella sua Villa Certosa. Secondo i suddetti tizi, infatti, in Sardegna esisterebbero "associazioni" in possesso di (cito testualmente) "tantu trrittolo da far saltarre l'interra issula" (!). E quale più nobile bersaglio della villa di Porto Rotondo, rinomata sede di orge e simpatici beach-party? Ecco, la cosa esilarante è che i due iniziano subito dopo un panegirico del Billionaire, ritenuto un vero e proprio luogo sacro e intoccabile dell'isola. Forse ignoravano che il Briatore nazionale è caro amico del loro amato Sylvio. O forse, mossi da spiriti inqueti, hanno passato troppo tempo a pianificare l'attentato per trovare tempo di leggere Novella 2000.
A proposito di gossip, non avevo mai avuto il piacere di leggere "Vip", giornalino rosa/porno. Titolava, l'eccellente periodico : "Io me la sposo: Gionatan e Laura". Titolo secondario: "Tanta bella robbba" coadiuvato dalla foto della Marini che, offesa da un "Valeriona" di troppo, lascia il palco in lacrime e indispettita. Ah, Solange ha trovato una compagna!
La morale è un mostro, i moralisti sono delle teste di cazzo, sillogismo: Franceschini vai a cagare. Il Pidì si indigna perchè Sylvio scopa come un riccio. Le ronde nere iniziano a fiorire in tutto il paese. Moriremo tutti ordinati, magari pure fascisti; meglio Sylvio che preticello incontinente. Saremo moralisti ma ci masturberemo con i giornalini rosa/porno. Stiamo delirando, cazzo.

P.S: a Livorno ho preso il sole assorto e in stato di semi-incoscienza, ascoltando il live di Dente mentre il batterista dei Placebo si rotolava a 40 cm dal mio lercio asciugamano. Quale onore!

P.P.S: in veranda, nella dimora sarda, facendo ricerca rete con il cellulare (si, lo so, non ho proprio un cazzo da fare) prendevano ben 9 reti, oltre agli italiani e ai francesi della vicina Corsica, "Orange ES" e "Movistar", operatori spagnoli. Forse sto davvero delirando, ma stavolta ho le prove.

lunedì 15 settembre 2008

La barbarie di un paese allo sbando


Diciannove anni, quasi un mio coetaneo. Questa era l'età di Abdoul, il giovane di colore ammazzato a sprangate ieri mattina. Una mattina qualunque, ordinariamente livida di un nebbioso grigiore in quella Milano sempre più specchio della nostra società, della nostra "Itaglia". Milano come Roma, come Napoli, come Genova, come Torino o Novara. Non città a caso, ma luoghi di memoria, dove razzismo e neofascismo (istituzionali e non) - fratelli di sangue - hanno agito con empietà.
Dove stiamo finendo? Alle ultime elezioni, un partito dichiaratamente xenofobo quale la Lega ha convinto almeno 1 italiano su 10. Non voglio strumentalizzare l'accaduto, sicuramente Bossi e i suoi amichetti non c'entrano (almeno direttamente) nulla. Ma sono le loro parole a essere colpevoli. E le parole hanno un potere enorme. Soprattutto sulla massa meno ricca di cultura, strumento fondamentale per decriptarle in modo critico e razionale. Ma la cultura, oggi, in Italia, è demonizzata. Siamo (quasi, purtroppo) al capolinea. Abdoul è un nuovo martire di un sistema socio-culturale in profonda crisi: tocca a noi arrestare questa pericolosa deriva, a testa alta, senza "guardare troppo nell'abisso per non far si che esso guardi in noi". Parola di Nietzche.

giovedì 11 settembre 2008

Sette anni dopo


Chi non ricorda, almeno vagamente, cosa stava facendo quel dannato pomeriggio di 7 anni fa? La mia rimembranza, non troppo delineata, mi suggerisce un soleggiato dopopranzo al parco giochi dell'oratorio con mia sorella e alcuni amici, a fare tutte quelle cose innocenti e spensierate comuni ai bambini di 11 anni. Poi qualcosa di vano mi fece tornare a casa; fu lì che trovai mia madre paralizzata davanti alla TV, mentre le immagini confuse scorrevano sullo schermo. Non capivo, non era facile per nessuno comprendere la gravità di quella situazione, che si nitidizzò solo diversi mesi più tardi.
Non voglio ripetere un inutile e strappalacrime memoriale, bensì esprimere il mio pensiero riguardo alle conseguenze, più o meno indirette, di quell'avvenimento. Premessa: sono fortemente contrario alla politica economica (ma non solo) americana, frutto troppo maturo -oserei dire quasi marcio- di un ultraliberismo sfrenato. L'attentato terroristico è assolutamente condannabile e in alcun modo giustificabile, ma credo che quei 3000 morti vadano sommati a tutte le altre vittime che la follia capitalista miete quotidianamente, soprattutto nei paesi del cosiddetto "Terzo Mondo". L'azione infatti, per quanto deprecabile, è da considerarsi conseguenza estrema delle politiche degli Stati Uniti (e dei suoi satelliti tra cui il nostro Belpaese) riguardo i paesi sottosviluppati e in particolar modo il medioriente, terra sottratta illegittimamente agli abitanti nativi, su cui è stato imposto uno stato filoamericano pensando di sbrigare così il millenario problema della diaspora ebraica. Volgiamo un pensiero, ogni volta che Bush si finge commosso alle vittime americane -di cui è secondo responsabile dopo Al Quaeida- anche a tutte le madri palestinesi che si sono viste sfrattare di casa, gettare coi propri bambini nei campi profughi in condizioni a dir poco miserevoli. Loro, come gli israeliani vittime del terrorismo consequenziale, sono da sommare ai 3000 morti innocenti dell'11 settembre.
E come non annoverare in questa tetra algebrica anche i morti della folle guerra in Iraq, civili e militari americani scandalosamente adescati in campagne a dir poco viziose, portate avanti dal governo americano tra i giovani disagiati dei sobborghi metropolitani. Pensiamo anche alle loro madri, quando la faccia di culo di Bush retorizza la sofferenza.
Quanti morti dovremo ancora contare, prima che ci si decida a cambiare strada, a capovolgere questo sistema dissennatamente iniquo? A chi spetta questo increscioso compito? Alla massa indistinta - e non solo "operaia" come suggerisce qualche atavico idealismo -? Ai Presidenti dei paesi occidentali (sicuramente il nostro attuale è troppo impegnato a escogitare soluzioni alternative a riguardo, quindi è scusato per la sua nonchalance)? Solo il tempo potrà dirlo. Nel frattempo, contiamo.